VERBICARO IN DIRETTA SU RAI 2 A " MEZZOGIORNO IN FAMIGLIA " IL 12 E IL 13 GENNAIO

[b]Il 12 e il 13 gennaio 2016, la cittadina di Verbicaro sarà ospite ed ospiterà in piazza la trasmissione in diretta di Rai 2 " Mezzogiorno in famiglia ". L’ occasione e’ giusta per promuovere e far conoscere la cittadina del Pollino ricca di tradizioni e storia, come tutti i paesi d’ Italia. Alcuni storici identificano Verbicaro con l’Aprustum dei Bruzi o con Vergae. Il nome del paese è di origine incerta per le varianti etimologiche; da Vernicaio, così denominato per la chiarezza dell’aria, " a vernante aere dictum", a Bernicaro e Berbicaro, in dialetto Vruvicaru, che potrebbe significare etimologicamente luogo di pastori, dal latino "berbicarius", pecoraio o per la derivazione etimologica dal latino vervex, pecora. La denominazione di Verbicaro, quindi, potrebbe essere derivata, con fondatezza di ragione, secondo l’ipotesi etimologica, dai luoghi, dove il borgo sorse, brulli, impervi e selvosi, abitati e frequentati da pastori. In rapporto alla sua configurazione topografica ne deriva che Verbicaro sia sorto come "castello". L’episodio più noto e studiato della storia di Verbicaro è l’epidemia di colera dell’estate del 1911 e la rivolta che causò. Molto spesso il fatto viene strumentalizzato per sottolineare l’arretratezza del paese agli inizi del Novecento, senza considerare che in quegli anni a vivere in condizioni di emarginazione non era solo Verbicaro ma tutta l’Italia meridionale, con gravi responsabilità del governo nazionale. L’ epidemia provocò la violenta reazione della popolazione di Verbicaro che insorse contro le autorità locali, i "galantuomini" del paese, considerati responsabili e giudicati alla stregua di "untori". Il popolo, terrorizzato dall’epidemia, e dovendo nella sua ignoranza, spiegare quella tragedia, giustificava il colera con la "polverella": un veleno messo dalle autorità locali nelle fontana pubblica per uccidere gli abitanti. La causa dell’epidemia era la mancanza di igiene. L’acqua della "fontana vecchia", l’unica fontana pubblica, la cui sorgente era nel sottosuolo, era inquinata dagli stessi cittadini, che di notte soddisfacevano i loro bisogni per le vie. Nel tumulto furono uccise tre persone, ritenute responsabili dell’avvelenamento. L’episodio distruttivo e desolante del 1855, che si ripetè con inalterata intensità nel 1911, segnò i cittadini con il marchio infamante della ferocia e della criminalità. In realtà erano solo dei poveri contadini abbandonati a sè, abituati a sopportare i soprusi dei "galantuomini" e che avevano una sola fede in cui credere e sperare: la famiglia. E quando un’epidemia senza scampo li privò degli affetti più cari, improvvisamente e senza nessuno capace di dare spiegazioni plausibili a ciò che stava accadendo, impazzirono di dolore, divenendo collettività incontrollabile, feroce e devastante. Il 12 e il 13 gennaio 2016, la cittadina di Verbicaro sarà ospite ed ospiterà in piazza la trasmissione in diretta di Rai 2 " Mezzogiorno in famiglia ". L’ occasione e’ giusta per promuovere e far conoscere la cittadina del Pollino ricca di tradizioni e storia, come tutti i paesi d’ Italia. Alcuni storici identificano Verbicaro con l’Aprustum dei Bruzi o con Vergae. Il nome del paese è di origine incerta per le varianti etimologiche; da Vernicaio, così denominato per la chiarezza dell’aria, " a vernante aere dictum", a Bernicaro e Berbicaro, in dialetto Vruvicaru, che potrebbe significare etimologicamente luogo di pastori, dal latino "berbicarius", pecoraio o per la derivazione etimologica dal latino vervex, pecora. La denominazione di Verbicaro, quindi, potrebbe essere derivata, con fondatezza di ragione, secondo l’ipotesi etimologica, dai luoghi, dove il borgo sorse, brulli, impervi e selvosi, abitati e frequentati da pastori. In rapporto alla sua configurazione topografica ne deriva che Verbicaro sia sorto come "castello". L’episodio più noto e studiato della storia di Verbicaro è l’epidemia di colera dell’estate del 1911 e la rivolta che causò. Molto spesso il fatto viene strumentalizzato per sottolineare l’arretratezza del paese agli inizi del Novecento, senza considerare che in quegli anni a vivere in condizioni di emarginazione non era solo Verbicaro ma tutta l’Italia meridionale, con gravi responsabilità del governo nazionale. L’ epidemia provocò la violenta reazione della popolazione di Verbicaro che insorse contro le autorità locali, i "galantuomini" del paese, considerati responsabili e giudicati alla stregua di "untori". Il popolo, terrorizzato dall’epidemia, e dovendo nella sua ignoranza, spiegare quella tragedia, giustificava il colera con la "polverella": un veleno messo dalle autorità locali nelle fontana pubblica per uccidere gli abitanti. La causa dell’epidemia era la mancanza di igiene. L’acqua della "fontana vecchia", l’unica fontana pubblica, la cui sorgente era nel sottosuolo, era inquinata dagli stessi cittadini, che di notte soddisfacevano i loro bisogni per le vie. Nel tumulto furono uccise tre persone, ritenute responsabili dell’avvelenamento. L’episodio distruttivo e desolante del 1855, che si ripetè con inalterata intensità nel 1911, segnò i cittadini con il marchio infamante della ferocia e della criminalità. In realtà erano solo dei poveri contadini abbandonati a sè, abituati a sopportare i soprusi dei "galantuomini" e che avevano una sola fede in cui credere e sperare: la famiglia. E quando un’epidemia senza scampo li privò degli affetti più cari, improvvisamente e senza nessuno capace di dare spiegazioni plausibili a ciò che stava accadendo, impazzirono di dolore, divenendo collettività incontrollabile, feroce e devastante. [/b]

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